Chicca Regalino

"L’artista, lavorando nello spazio della pittura figurativa, lo sottopone al tempo stesso a un movimento di distanziamento, di corrosione e, in una parola, di messa in problema."

Ora in esposizione: Palazzo Bezzi (Ravenna) dal 22 Giugno al 2 Luglio 2017

Biografia
Di Alessandro Vitiello

Chicca Regalino è nata a Milano, che lascia giovanissima per trasferirsi con i genitori e due fratelli a Salerno, dove attualmente vive e lavora.

È la matita da disegno il suo primo amore, che si porterà dietro in tutto il suo percorso artistico. Un cammino a tappe, ispirato alla partenza dallo zio Gian Franco Arciero, fotografo ed editore di punta nella Roma degli anni ’70 e ’80, e dalla grande fotografa rumeno-francese Irina Ionesco, che Chicca Regalino ebbe modo di incontrare in diverse occasioni. Sono anche gli anni in cui frequenta l’Istituto europeo del design di Roma. Ha dunque l’opportunità di mettere alla prova la sua vena creativa in diversi ambiti espressivi. Illustrazione, grafica, street art, fumetto, e la scrittura di due romanzi brevi (“Serena” e “La passeggiata di Gaja”) fanno parte del grande bagaglio di esperienze con il quale alla fine approda alla pittura figurativa.

Fin da subito il ritratto per Chicca Regalino è lo strumento con il quale sceglie di indagare il mondo. La sua straordinaria capacità tecnica e il dettaglio “inciso” nei corpi sono la cifra importante della sua pittura. La ispirano la drammaticità di Caravaggio e l’iperrealismo inquieto di Dino Valls.

Ha esposto a Roma, dove ora collabora con la Alessandro Vitiello Home Gallery. Ha lavorato anche a Napoli, Massa Marittima e Milano. Ha realizzato eventi di action painting.

Nel 1999 ha vinto il concorso letterario "Gli Autori", con il romanzo Serena, pubblicato dalla Casa Editrice L'Autore Libri Firenze.

Per sei anni ha insegnato in un centro di igiene mentale, dove aiutava i pazienti a esprimersi attraverso l'arte, costituendo con loro il gruppo di lavoro Arte Inquieta e organizzando mostre ed esposizioni.

Mostre

2011: “Il Mito” - Palazzo delle Arti - Napoli.

2013: “Le Persone” - Galleria Art Tre - Salerno.

2015: “L’Ingiuria” - Palazzo delle Arti - Napoli.

2015-2016: Due esibizioni - Palazzo Fruscione.

Febraio 2017: “Orme e dettagli” - Palazzo delle Arti - Napoli.

Giugno 2017: "Orme e dettagli" - Palazzo Bezzi - Ravenna.

Opere
Di Angelo Trimarco

L’artista, lavorando nello spazio della pittura figurativa, lo sottopone al tempo stesso a un movimento di distanziamento, di corrosione e, in una parola, di messa in problema. Così, alla fine, del figurativo non restano che i dettagli e le orme: il nucleo, si potrebbe dire, intorno al quale si svolge la drammaturgia delle linee, del colore e dei loro intrecci, a cui, secondo il detto di Plinio, è da ricondurre la pratica pittorica.

Facendo il pendolo tra molteplici e differenti linguaggi visivi – l’illustrazione, l’animazione e la comunicazione grafica - l’artista non poteva trascurare il disegno e soprattutto la pittura. Nell’esposizione convergono e sono in relazione pittura e disegno, diventato, nel corso del tempo, figura autonoma della latitudine dell’arte. C’è da ricordare che, nel 2006, Chicca Regalino ha fatto esperienza, in duetto, della levità e dell’incisività del disegno, nella mostra Sguardi su Roma.

La pittura trova dimora su grandi superfici – domina in prevalenza il verticalismo - o si concentra su un piccolo quadrato di tela per dare ritmo e scansione allo spazio: pratica pittorica, precisavo, accompagnata dal disegno, il quale, nella propria autonomia, è il correlativo della macchina visiva che presenta, insieme, il figurativo e la sua messa in questione. Il percorso espositivo, quasi una riflessione sulla propria costruzione, dice proprio di questo movimento interno di adesione e di sospensione delle forme discrete del reale: in particolare, della figura umana di cui il ritratto, per un’ingenua credenza, è il più indiziato per la sua qualità di verosimiglianza, fisica e psicologica, con il modello. Per questo, l’artista, quasi una sfida, ha voluto che l’itinerario della mostra iniziasse con i ritratti che, si è accennato, occupano formati di piccole dimensioni.

Il focus dei ritratti, naturalmente, privilegia la testa e il volto, che rivela l’animo del raffigurato, sempre anonimo, e, a un tempo, il desiderio dell’artista. L’anonimo raffigurato viene dislocato in una posizione decentrata o, in qualche esempio, addirittura l’artista lascia fuori della cornice, che delimita lo spazio del quadro e gli dà unità, parte della testa, la parte nobile della figura umana. In altre parole più esplicite, diciamo che la raffigurazione subisce un decentramento e una mutilazione.

Da questa mossa prende l’avvio il lavoro pittorico dell’artista, che mette in sequenza corpi come ingabbiati da spessi segni, fino a privilegiare, della figura umana, dettagli e orme. I dettagli, senza gerarchia, occupano la scena della pittura, del farsi e disfarsi della tessitura del colore e delle linee. Le mani, più precisamente le dita della mano, in primissimo piano, e, con le dita della mano, i piedi e l’alluce sono il filo intorno a cui l’artista annoda il suo discorso. I dettagli, elogiati e enfatizzati, quasi totem, perdono la loro qualità realistica e, appunto, segnano la corrosione del dato naturale, la distanza dalla rappresentazione e dal figurativo.

Dai dettagli alle orme è un altro passo che l’artista compie verso un esercizio più disinvolto della pittura, più svincolato dai condizionamenti del dato figurativo e della rappresentazione. Non si tratta, però, di un procedimento che ha, quale soluzione, una condizione pittorica astratta. Con lucidità, l’artista opera, rimanendo all’interno del codice figurativo, per sottrarre al figurativo, nel disseminare il testo pittorico di dettagli e di orme, ogni pretesa di essere ordinamento e misura della costruzione dell’opera.

Mi riferivo alle orme che, della realtà, sono un indizio, una traccia e un sintomo: appunto, l’impronta della mano o del piede – più precisamente, della dita e dell’alluce - mette in moto la vista e sveglia l’intelligenza per cogliere, del reale, l’ombra e la complessità. L’orma, in quanto traccia, impronta e sintomo, come sa l’artista, è trasalimento e allarme del reale e, insieme, della costellazione della pittura.

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